Travel and dreams

Cartolina da Expo

Padiglione Italia

Padiglione Italia

Un cardo e decumano rispettivamente lunghi 400m in rappresentanza dell’Italia e 1700 m in rappresentanza del mondo, che sbandierano in lungo e in largo lo slogan “Nutrire il pianeta.Energia per la vita”. Cibo e nutrizione come concetto quindi, interpretato dai padiglioni di tutto il mondo. O quasi, mancano all’appello Croazia, Portogallo, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Australia. Anche se il grande assente che più pesa è l’India, ovvero il paese col più grosso tasso di malnutrizione del mondo. O meglio, c’è sotto mentite spoglie perché il “Padiglione Basmati” è il suo, ma il nome non ce lo mette. Colpa dei marò e della tensione diplomatica con il nostro paese, che s’è tradotta in questa specie di gnegnè davvero spiacevole? Peccato perchè qui il tema portante è il cibo. E’ la grande contraddizione di un mondo in cui c’è chi muore di fame e chi d’obesità. E questa grande contraddizione viene ripresa con veemenza, con dolo o per errore all’interno di questa opera monumentale che è l’expo.

Lungo il decumano, potrete scorgere il padiglione della Caritas sul cui prato spicca un numero, 795 che ci ricorda il numero di persone nel mondo che non hanno cibo a sufficienza, 795 milioni. Di fianco, con una pertinenza commovente, c’è il box Technogym con tutti i suoi attrezzi in bella vista. Attrezzi di un costo per singola unità a dir poco scandaloso.
Il Mc Donald’s, i suoi hamburger e i palloncini vicino alla piazza che Slow Food ha dedicato alla biodiversità, con un orto sormontato da piccole luci che invita tutti a “coltivare il proprio cibo”.
Certo che la nutrizione del pianeta ci sta così a cuore che il padiglione Save the children, l’unico a spiegare cosa si fa per aiutare chi ha fame nel mondo, ha 700 visitatori al giorno. Il Brasile in cui ci si diverte camminando su delle reti come Indiana Jones de noantri ha 17000 visitatori al giorno. Ma d’altro canto expo è un paese dei balocchi che ti risucchia in una bolla di magnificenza, suoni, elementi interattivi, profumi e colori.
La problematica maggiore dell’expo è che ormai s’è diffusa la voce che alcuni padiglioni siano più belli di altri e quindi ci si debba mettere l’animo in pace, affrontando file subumane per vederli. Per esempio, c’è chi alla quarta visita in expo solo per visitare il padiglione del Giappone, ancora non è riuscito ad entrarci e svia per altre file forse più scorrevoli ma pur sempre ignobili come:B rasile, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan. Alcune file vengono meglio coinvolte con l’intorno ed intrattenute, come per esempio la Germania,
Nel padiglione degli Emirati Arabi Uniti, una ciurma di arabi vestiti da arabi, fanno foto con i turisti per ingannare le oltre tre ore di attesa.
Affollatissimi anche i padiglioni di Cina, Thailandia, Malaysia, Israele, Inghilterra, Austria, Francia, America, Italia.
Forse più inspiegabile altre file come quella per il Kazakistan dove a parte la pippa video in 3d non è possibile scorgere particolari attrazioni; l’Argentina, che è un padiglione di una mestizia siderale, dove il percorso consiste in silos di lamiera che propongono contenuti audiovideo con il tema “L’Argentina ti nutre” mentre scorrono immagini di vaste distese di campi di grano; il Belgio vi accoglierà offrendovi del cioccolato, in cambio vi chiederà di proseguire attraverso l’unico passaggio obbligato con esposizione di gioielli ovunque; la Romania che vince a mani basse sulla sua reale intenzione di partecipazione, con un padiglione unicamente ristorante ma con due musicisti che suonano in entrata.

Chiaramente ci sono anche padiglioni facilmente accessibili come: l’Angola e il Sultanato dell’Oman. Credo che sia perchè rispettivamente il primo e l’ultimo a chiudere il decumano. La gente al solito, il primo lo snobba e all’ultimo proprio non ci arriva. E’ morta prima.

Il padiglione dell’Angola mi è piaciuto moltissimo, si caratterizza per la forma stilizzata di un baobab africano posta al centro della struttura faraonica costata qualche milione di euro con interni futuristici che illustrano il ruolo della donna nella politica del paese. Ti istruisci quindi sul reddito pro capite del paese e sulla sua ricchezza e non vedi l’ora di andarci per una vacanza a suon di danza kuduro e cocktail di avocado.

Il padiglione del Sultanato dell’Oman è la ricostruzione di una intera cittadina che richiama le architetture tipiche del sultanato con tanto di dimora del sultano al suo interno.

Per il resto la maggior parte dei padiglioni alloggiati all’interno dei cluster, divisi per aria tematica, Basmati, caffè, cacao, per citarne alcuni, sono degli enormi stanzoni dove trovare un’immensa cartina geografica della serie, ” intanto impara dove siamo”, souvenir, esposizioni video ed un chiosco dove poter provare la loro cucina.
Menzione speciale personalissima, ai padiglioni della Costa d’avorio con il succo del baobab ed al padiglione dello Zimbabwe – posizionato nel cluster di tuberi e cereali -, che offre ai visitatori la possibilità di mangiare il crocoburger, l’hamburger fatto con carne di coccodrillo e lo zebraburger, l’hamburger fatto con carne di zebra.

La grandissima affluenza incrementata in maniera esponenziale ad agosto ha convinto gli organizzatore ad aprire i cancelli con una’ora di anticipo e chiudere prima i padiglioni. Inoltre dovrebbero essere in funzione le tanto agognate e richieste prenotazioni per saltare la fila.
E’ sera l’Albero della Vita si spegne, i viali si svuotano e gli ultimi visitatori varcano i tornelli in direzione della metropolitana. Sul sito rimangono gli addetti alle pulizie, con otto ore a disposizione per rimettere tutto in ordine prima che la giostra si riaccenda. Poco tempo e molto lavoro. Se ci si ferma a pensare a com’era il cantiere solo un anno fa, però, di colpo non sembra più impossibile.

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Padiglione Qatar

Padiglione Qatar

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Roma

11885340_10153098503015687_1018661589080740755_n-2Roma e’ una citta’ meravigliosa. Per me sicuramente la piu’ bella. Ovviamente ogni citta’ ha i suoi modelli di cittadino peggiore, a Bologna c’e’ l’aspirante Milanese coi soldi del babbo, a Milano c’e’ il Milanese coi soldi del babbo, a Riccione c’è il discotecaro analfabeta fluorescente, in Veneto c’e’ il provinciale, che con la sua immotivata altezzosità ed il sopravvalutarsi oltremodo, pensa di vincere contro il napoletano al gioco delle tre carte in stazione. A Roma ci sono gli artisti e i megalomani. Di qualunque specie. Anche quelli dei corsi per corrispondenza della prestigiosa Accademia del Tarzanello, i cui diplomi vengono ostentati con un’alterigia sforzata da controllo della prostata.
Inutile farsi aspettative di gloria, l’unico pensiero dello spettatore medio sara’ : VAGINA.
E non per essere diffidente, ma il mendicante di Piazza Venezia, che ti racconta che prima era un conte, ha la stessa portata di becera presa per il culo di quello che hai appena conosciuto a Rione Monti. Ehssi’ Roma ti tempra. Non tanto per stare tutti i giorni in mezzo all’olezzo di porco (sostituito da fiatella d’aglio il lunedì) dei mezzi pubblici, prima di averli attesi per circa mezzora e non quando paghi venti euro un drink, ma quando a fare la spesa sostituisci le gocciole con i real forno.
E non importa se il tuo sport preferito prima di Roma era correre e giocare a tennis ecc, di sicuro ora e’: CERCARE CASA.

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I kelpie

1462890_10151805788685687_1143776504_nI Kelpie sono una coppia di teste di cavallo gigantesche create dall’artista pubblico Andy Scott e che ormai dopo sette anni di lavori, sovrastano il Forth & Clyde Canal a Falkirk, in Scozia. Le sculture misurano alte circa 30 metri e sono pensati come un monumento.

Il nome Kelpies riflette lebestie mitologiche trasformando possiedono la forza e la resistenza di 10 cavalli, una qualità che è analoga al cambiamento e la resistenza delle vie navigabili interne della Scozia. I Kelpies rappresentano il lignaggio del pesante cavallo dell’industria scozzese e l’economia, che tirando carri, aratri, chiatte hanno modellato la disposizione geografica della zona di Falkirk.
Le sculture sono state modellate su due Clydesdales reali di Glasgow City e sono stati costruite in acciaio portante, con un rivestimento in acciaio inossidabile.

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