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The Most Beautiful Day – Il giorno più bello

Vi annuncio l’uscita nelle sale, il 30 marzo, di un road movie affascinante e commovente, dedicato ai folli, ai sognatori, agli anticonvenzionali alla ricerca dell’ultimo e più bel giorno della propria vita. Alternando la commedia della vita a momenti terribilmente tragici di due condannati alla morte per malattia terminale.
Si intitola The Most Beautiful Day – Il giorno più bello, lungometraggio diretto e interpretato da Florian David Fitz, una produzione Warner Bros, già campione di incassi in Germania, distribuito da Nomad Film Distribution, che sta ultimando i lavori di doppiaggio.
E’ un avventura che emoziona come il grande cinema deve fare e diverte quanto un genere slapstick. E’ un film che veicola una riflessione sul senso della vita, oltre che un incitamento a viverla fino in fondo.
Il merito delle immagini oniriche de Il giorno più bello è del direttore della fotografia, Bernhard Jasper che in Sudafrica, sa offrire il giusto contrasto necessario con lo sfondo tedesco dal quale i due eroi vogliono fuggire.

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La mia su La La Land

16473460_10154337860995687_6419490442337361485_n1Come accadde per Birdman di Iñárritu, vincitore di 4 premi Oscar nel 2015 ma completamente snobbato al Festival di Venezia e dalla critica italiana, anche La La Land, pur portando a casa nel 2016 una Coppa Volpi, venne accolto al tempo con tiepide recensioni, memorabile fu addirittura un 2,5 del Sole 24 Ore.
Dopo il responso dei vegliardi dell’Academy che lo candidano con 14 nomination, tutti gridano al miracolo.
Ed è proprio così. La La Land è un piccolo miracolo, intelligente e straordinario, scritto e diretto da un ragazzo di soli 32 anni, Damien Chazelle, che ha già diretto un capolavoro come Whiplash e musicato da un suo coetaneo e compagno di studi che ha lavorato anche ai suoi precedenti film.
Il film è costato un durissimo lavoro per tutto il cast e la troupe: la sola scena del tip tap nel parco è stata provata per tre mesi con la coreografa Mandy Moore in un tripudio di virtuosismi e piani sequenza.
La La Land è un film dedicato ai folli e ai sognatori, a chi è disposto a dare la propria intera vita ad un solo momento, ad una frase, ad un accordo, ad una melodia, ad un’interpretezione. Un film per chi sa ancora sognare.
Signori, La La Land tutta la vita.

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La mia su Captain Fantastic di Matt Ross

Ho visto un film davvero splendido: Captain Fantastic di Matt Ross. Un’opera sincera e autentica, quanto i suoi colori, la sua vitalità, la profondità e la forza di ciò che vuole trasmettere. Parla d’amore nella maniera più pulita e onesta possibile. Senza alcun ombra di compiacimento. Tenerissimo e a tratti doloroso. A mio avviso, un film che molto probabilmente varrà una nomination agli oscar per Viggo Mortensen come miglior attore protagonista, seppur troppo lontano dallo stile dell’Academy per vincere la statuetta.Correte a vederlo prima che lo tolgano dalle sale.

Ben: When you have sex with a woman, be gentle and listen to her. Treat her with respect and dignity even if you don’t love her.

Bo: I know.

Ben: Always tell the truth. Always take the high road.

Bo: I know.

Ben: Live each day like it could be your last. Drink it in. Be adventurous, be bold, but savour it. It goes fast.

Bo: I know.

Ben: Don’t die.

Bo: I won’t.

(La cerimonia degli Oscar è il 26 febbraio 2017. Le candidature verranno annunciate il 24 gennaio)

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Inside Out. La mia recensione.

inside-outIl nuovo cartone animato della Pixar è un’opera rivoluzionaria e sensibile, che ci permette di godere di una storia all’interno di un’altra. Non solo il tumulto di un trasloco nella vita di Riley, una undicenne del Minnesota che si trasferisce con i suoi genitori a San Francisco, ma anche la storia della sua mente e di come le sue emozioni si cimentino, contribuendo all’interazione con il mondo. Inside out è una rielaborazione fantastica delle nostre emozioni che fanno parte del nostro vissuto quotidiano, creando mondi paralleli che brulicano di vita e talvolta di conflitti. Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto collaborano per gestire il rapporto di Riley con il mondo esterno, agendo in una sala di controllo da cui possono influenzare le sue reazioni e tutelare la sua incolumità fisica ed emotiva. In realtà le emozioni di base, secondo numerose ricerche psicologiche, sono sei, manca la Sorpresa nel film. Paul Ekman, professore emerito di psicologia presso l’Università di California, San Francisco e consulente scientifico del film, le definisce “universali e innate nella nostra specie”. Il regista ha probabilmente preferito non includere Sorpresa, considerandola un’ emozione breve che serve per introdurre una delle altre, Rabbia, Tristezza, Gioia ecc o per non affollare ulteriormente il quartier generale della mente che già con cinque personaggi risulta piuttosto piena.

insideout5488b2dee5743E così la girandola delle emozioni guida la nostra vita. Non c’è istante nel quale non proviamo emozioni: anche quando cerchiamo di risolvere un problema matematico, anche quando siamo in preda alle sensazioni fisiche più totalizzanti. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella creazione di memorie. Più intensa è l’emozione, più forte è la memoria. I ricordi essenziali sono più importanti di altri ricordi, e si formano quando l’impronta emotiva è più forte. E poi ci sono ricordi che svaniscono, che si polverizzano con il soffio del vento, perché meno importanti per la nostra crescita e il nostro equilibrio.
Inside out ci racconta cosa accade quando chiudiamo gli occhi e ci lasciamo andare nelle braccia di Morfeo. Parla degli amici immaginari ai quali molti bambini affidano la loro vulnerabilità e fantasia, del treno dei sogni, che se lo lasci scappare, non torna più. Parla del dejavù e degli angoli più remoti della nostra mente, delle sensazioni che immagazziniamo anche inconsciamente. Parla di famiglia, di come un piccolo screzio la può far letteralmente vacillare. Parla di amicizia, di come un’incomprensione rischi di sgretolarla. Parla della moltitudine di informazioni che il nostro cervello ogni giorni elabora, tiene a bada, rifiuta, respinge e accoglie. E infine parla di tristezza. Un’emozione emarginata dalle altre, che nel film è interpretata da un personaggio sciatto, scostante e lento, tanto che Gioia deve letteralmente trascinarla in giro per la mente di Riley.InsideOut
Tuttavia, la tristezza è l’emozione più importante ed è un pilastro della crescita personale. L’emozione base che principalmente controlla il quartier generale della madre di Riley è proprio la tristezza. La tristezza si occupa di raccogliere e dedicare tempo a noi stessi, di pensare e meditare, di modificare o chiudere stadi.
Questo film ci insegna, in un modo per niente scontato, che senza la tristezza non esisterebbe la gioia. Non esisterebbe una mano amica che ti asciuga una lacrima. Non esisterebbe il dono di un sorriso per farti stare meglio. Non esisterebbe la consolazione di un abbraccio. Non esisterebbe l’opportunità di insegnarci a elaborare una perdita e ricominciare da capo.
Inside Out parla di noi. Di tutti noi, che combattiamo tutti i giorni con queste e altre emozioni quando a volte, semplicemente, dovremmo lasciarci andare. Tutte le emozioni sono nostre e vogliono il meglio per noi.

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Non essere cattivo di Claudio Caligari

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Un storia umana straordinaria dietro alla riuscita di questo film, il cui regista, scomparso il maggio scorso, lascia incompiuto il lavoro di montaggio, portato a termine grazie a Mastandrea e altri produttori, tra cui Valsecchi per Taodue, che si sono spesi affinché il film venisse completato. Una lezione umana per chi vuole fare cinema e che forse ormai al cinema italiano manca. La forza della condivisione coniugata all’ostinazione superiore in un progetto. Attraverso l’amicizia, Calligari racconta un sottobosco criminale della Roma della metà degli anni novanta, cogliendo a cavallo tra il ’95 e ’96 una criminalità spiccia, fatta di eroina, pasticche e prostituzione.
E’ la storia di due personaggi, antieroi, senza padroni ma senza certezze, che vivono una sorta di evoluzione nel degrado del sottoproletariato suburbano, che vorrebbero cambiare tutto, ma senza fiducia nel cambiamento, che hanno l’amore, ma non hanno le braccia per stringerlo.

E’ un film che ci riporta intatta l’essenza più vera, profonda del neorealismo di Rossellini e De Sica. Uno sguardo asciutto, complice, che non scade mai nel compassionismo, su due esseri umani in lotta contro le asprezze della vita. I due protagonisti siamo tutti noi, tutti noi che ogni giorno, ognuno a suo modo, lottiamo contro le asprezze, a volte insopportabili, della vita.

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Le fragili attese di Mattia Signorini. Al suo terzo romanzo dopo l’esordio con Lontano da ogni cosa, poi La sinfonia del tempo breve, tradotta all’estero in Europa, Sudamerica e Israele, e, Ora, finalista al Premio Stresa.

11707984_10153168294870687_1483079470085402643_oEra da tempo che volevo scrivere qualcosa sul romanzo Le fragile attese di Mattia Signorini. Mi aveva lasciata ferma e immobile per lungo tempo. Combattuta tra la mia perenne e accanita battaglia tra l’andare a velocità massima per afferrare la vita o virare ad una più introspettiva attesa, densa di fiducia e speranza. In fondo l’attesa è una condizione che fa parte di ognuno di noi, delle persone che hanno momenti di fragilità o che lo sono da sempre. E’ una zona d’ombra comune a tutti, che cerchiamo di nascondere con il rapporto con gli altri, come se fosse qualcosa di cui non andare fieri. Le cose si fanno più cruente con l’ aspettativa, che e’ l’attesa più pericolosa. Allora si preferisce castrare l’attesa alla nascita, per non chiudersi dentro un orologio. Invece basterebbe solo imparare ad aspettare con speranza e fiducia e poi lasciare andare, quando la pancia ci dice che qualcosa o qualcuno ci fa male, piuttosto che bene. Il primo limite per quello che desideriamo molto spesso siamo noi stessi.

“Non ci rendiamo mai conto di cosa stiamo diventando. Succede tutto in un momento. È come se la vita bussasse alla nostra porta, mentre prima se ne stava comodamente sulla soglia, e d’un tratto ci dicesse: sto passando. Ci rimangono da vivere molti meno anni di quelli che abbiamo già vissuto. E quelli che abbiamo vissuto, li abbiamo trascorsi senza alcuna intensità. Le persone sono cassetti che in pochi hanno voglia di aprire. Se apri un cassetto, poi devi fare i conti con tutto quello che c’è dentro”
Mattia Signorini Le fragili attese

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