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Anche l’utopia è un diritto.

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Una storia da film di fantascienza che è invece tragicamente vera e riguarda una ragazzina londinese di 14 anni. JS era malata terminale di cancro, ha ottenuto dall’Alta Corte britannica, il diritto di affidarsi alla criogenesi, nella speranza di essere curata e risvegliata anche se tra centinaia di anni. Sullo sfondo di questo dramma, due genitori divorziati da tempo e schierati, sul desiderio della loro bambina ad essere ibernata, su fronti opposti. La madre consenziente ed il padre scettico si sono entrambi chinati al cospetto del verdetto dell’Alta Corte di rispettare le sue volontà. La prima sentenza per non morire per sempre.

Aggrediamo la morte e la combattiamo nell’unico modo che ci compete: quello dei perdenti. Tra le utopie degli scienziati, le illusioni degli artisti, le preghiere, i film e i romanzi, la plastinazione e la criogenesi.

Attualmente sono 337 le persone che hanno deciso di farsi crioconservare: il numero deriva dalle cifre riportate nei siti delle tre società, una russa (KrioRus) e due statunitensi (Alcon e Cryonics), che offrono nel mondo questo servizio. Cioè una speranza senza certezza. Tra gli italiani ci sono Aldo Fusciardi, morto nel 2012 e probabilmente il primo nel nostro Paese a fare questa scelta, e l’ultima persona crioconservata in Russia: Cecilia Iubei, un donna di Viterbo morta ai primi di febbraio del 2016.

La persona più giovane sottoposta alla tecnica non è JS, ma Matheryn Naovaratpong, una bambina di due anni malata di tumore al cervello che i genitori hanno appunto deciso di fare ibernare.

Contestualmente, ma non da meno, 7000 persone attualmente in lista d’attesa, potrebbero essere esposte al mondo dopo il decesso con la plastinazione di Gunther Von Hagen, diventando cadaveri in mostra del Body Worlds. Corpi messi a nudo nella loro anatomia, esplosi, sezionati, con vene e capillari alla luce del sole che continuano a compiere azioni quotidiane, fare sport o magari a leggere un libro. Raccapriccianti simulacri umani che compiono azioni normali e rassicuranti. Sono già ventimila le persone che hanno donato il loro corpo all’Istituto per la plastinazione di Heidelberg (Germania), comprese donne incinta e feti.

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E’ giusto coltivarla? JS voleva una speranza. JS voleva la chance di risvegliarsi anche tra due o tre secoli, sicuramente sola ma viva. Voleva avere ancora l’opportunità di vivere.

C’è da immaginarsela una scena così, al capezzale di una bambina piena di sogni, che muore sperando. In una stanza di ospedale, la fantasia, il non empirico che tocca la realtà. E’ un qualcosa che fa parte dell’animo umano: in fondo anche l’utopia è un diritto.

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Inaugura il 29 ottobre la nuvola di Fuksas

Dopo 18 anni dall’inizio dell’avventura e otto dall’apertura del cantiere, la Nuvola di Massimiliano Fuksas è pronta. L’apertura ufficiale ed inaugurazione è prevista per sabato 29 ottobre. Alta 56 metri, 17 piani, è costata 300 milioni di euro, ma c’è chi dice molto di più. 25 milioni, la modesta parcella di Fuksas.
Imprigionata nel fallimento della prima impresa e poi dentro mafia capitale, ma anche dentro la follia tutta romana dell’ente Eur Spa. Crozza l’ha chiamata nuvola di Fuffas, e la fuffa in italiano è la lanugine, una nuvola di polvere. E c’è da augurarsi che non sia così. C’è da augurarsi che frutti a Roma 350 milioni l’anno come il ROI stima e che si riesca a farla funzionare davvero questa Nuvola di fiberglass cucita su misura da una ditta belga-tedesca, per riempirla di gente, di vita, di artisti, di tibetani e cinesi, africani e russi, tedeschi e americani.
Senza vita, in due anni tutto si degraderebbe e fra due anni inizierebbe il dibattito su dove trovare i soldi per restaurare questa grande opera nata vecchia e costata quanto 15 olimpiadi.

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Dalle trappole del cuore ci salverà la donna che è in noi.

Se l’uomo perde il potere e viene rifiutato entra in crisi profonda. A meno che non riesca a fare emergere il lato femminile che si nasconde nella sua psiche.

Shahriyar, il re dei Sassanidi, tradito dalla moglie, onde vendicarsi dell’affronto subito, per tre anni si fece portare ogni notte una fanciulla vergine, che prima possedeva e poi faceva uccidere: finchè non incontrò Shahrazàd…E’ l’inizio delle Mille e una notte, che ben descrive la reazione dell’uomo deluso da una donna, che adotta come meccanismo di difesa lo spostamento dell’aggressività su tutte le donne. Una situazione abbastanza tipica, perchè, mentre le donne abbandonate tendono a vendicarsi sul partner che le ha fatte soffrire, l’uomo tende a punire l’intero genere femminile, attraverso ogni donna che gli capiti a tiro, quasi che l’offesa arrecata da una gli facesse crollare la fiducia in tutte.

Ma anche quando non si trasforma in un anaffettivo seriale cinico e spietato con tendenze all’alexithymia come Michael Fassbender in “Shame”, l’uomo tradito e abbandonato, esce sempre malconcio, soffre di malattie psicosomatiche o di problemi nella sfera sessuale, crolla nel lavoro, può diventare chi non avrebbe mai pensato di diventare.

Infatti, quando la passione finisce, quando ci si accorge che la felicità non è più là dove ci eravamo illusi di averla trovata per sempre, come dicono nelle fiabe, sono spesso le donne a chiudere il rapporto. Gli uomini, a meno che non abbiano preso un abbaglio da “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” e si siano innamorati perdutamente di un’altra donna, difficilmente abbandonano il focolare domestico, specie con figli.

Gli uomini, se abbandonati, hanno gravi difficoltà a ricostruire un rapporto significativo e una profonda disperazione, la loro crisi può durare anni. A meno che non recuperino quella parte femminile che è dentro ad ogni uomo (come c’è un maschile dentro ad ogni donna). I più facilitati sono quelli che vengono piantati insieme ai figli da una donna che se ne va di casa, tipo “Kramer contro Kramer”, e assumono allora un ruolo materno, sviluppano una dimensione stanziale, affettiva, emotiva, che li riscatta dall’affronto subito. Si rimettono in gioco e rinnamorano. Quelli invece che oltre ad essere abbandonati sono costretti a fare le valigie, finiscono sul lettino dello psicoanalista, in mille e una notte o peggio ancora in prigione per stalking.

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 Forse non tutti si ricordano di Pietro Maso, un ventenne veronese di famiglia benestante e cattolica che nel 1991 massacrò i genitori per avere la loro eredità. Reo confesso, Pietro Maso ha scontato 22 anni di carcere. Sarebbe dovuto uscire nel 2018 ma un ulteriore sconto di pena gli ha ridato la libertà nel 2013. E si sa, quando uno esce di galera, la prima persona a cui ti viene in mente di parlare di dolore, colpa e redenzione è Alfonso Signorini, nota guida spirituale del paese.Maso appare su Chi con foto che lo ritraggono profondamente cambiato nello spirito, un Maso spogliato dal foulard fantasia con cui a vent’anni si presentò a processo, e messo a nudo, anzi a petto nudo, fresco di solarium, tatuato, palestrato e col sopracciglio pinzettato.

Insomma, il percorso rieducativo carcerario lo fa entrare cummenda ed uscire tronista.

A distanza di pochi mesi dalla commovente intervista del settimanale Chi, Maso, intercettato telefonicamente, sembra intenzionato a “terminare il lavoro iniziato 25 anni fa”, minacciando di morte le sorelle, a cui stato rafforzato il sistema di protezione.

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Fabrizio Corona insegnerà Marketing a Milano

11221519_953274951394329_4450548115033723399_nFabrizio Corona ha estorto soldi a Trezeguet, Elkann, Coco e Adriano, ha aggredito un pubblico ufficiale, detenzione di banconote false, detenzione e ricettazione di una pistola, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, corruzione, truffa, diffamazione a mezzo stampa, appropriazione indebita, oltraggio a magistrato, falsa testimonianza e accumula qualcosa come 11 anni da scontare in carcere. Scappa in Portogallo su una fiat 500 con GPS integrato e, dopo 6 giorni di fuga, ormai braccato, si consegna.
Viene arrestato. Dopo due anni di carcere si dichiara dipendente dalla cocaina e sconta la restante pena, nella comunità di Don Mazzi.
Due mesi dopo che è uscito di galera, il giudice di sorveglianza gli dà il permesso per presenziare alla prima del suo film.
Ma Corona è cambiato, un uomo nuovo, diverso, pronto ad iniziare un percorso rieducativo. Infatti ricominciano i selfie in palestra, le foto “rubate” con il figlio, fatte a distanza ravvicinata, pubblicate come da ordinanza su Chi, lega il suo nome a nuovi prodotti, contatta sponsor, posa davanti ai marchi, ha di nuovo assistenti, collaboratori.
E allora capisci che no, non si vuole nascondere, far perdere le proprie tracce, farsi dimenticare, no.
Vuole tornare.
Subito, sui giornali, come prima, più di prima. Non gli interessa una nuova vita, vuole riprendere quella vecchia.
Ma questo è il suo percorso riabilitativo, lo dice anche il suo avvocato, “Tutto questo fa parte del processo di risocializzazione di Fabrizio, come ad altri, gli viene dato il permesso di fare teatro, presentare libri”.
Ah quindi sarebbe una cura? Una bella cura omeopatica a suon di flash, poster, locandine, vacuità ed eccessi borderline.
Intanto, come da cura, Corona promuove il suo corso di Comunicazione efficace, rivolto ai giovani con tanto di slogan “Become a Vip” in locandina. 3 ore 300 euro.

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Lasciate stare i conigli!

Gianluca Buonanno, illuminato leghista, alla trasmissione radiofonica “La zanzara” di Radio 24, ha dichiarato: “Non farei mai nessuna follia omosessuale per nessuno, neanche per Putin. Piuttosto che essere gay e avere un rapporto con un uomo, mi butto giù da un ponte”. E poi regala una delle sue perle: “C’è un detto che dice, cazzo in culo non fa figli ma brodo per conigli”.

E niente, ricordo che non ci può aspettare tanto acume da uno che va in giro con due orologi e la fede al dito medio.12190069_10153238593665687_6787178438311936096_n

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Chi ha paura di Gender Woolf? Una favola pericolosissima.

genderLuigi Brugnaro dopo l’annuncio a giugno di censurare 49 testi, i cosiddetti libri “gender”, ha bloccato un totale di 15 libri, dopo averli passati al vaglio, insieme alla sua commissione comunale. Ebbene spinta dalla curiosità sono andata a vedere di cosa parlano questi libri messi all’indice, di cui perfino il Papa ha incoraggiato la diffusione.
“Piccolo blu e piccolo giallo” è la storia di una grande amicizia tra due colori, il blu e il giallo che si abbracciano talmente forte da diventare verdi entrambi.
“Beniamino”, un pinguino rosa che si sente diverso dagli altri e parte per l’Africa ma alla fine capisce che il suo posto è a casa.
“Tante famiglie, tutte speciali” dove si raccontano i vari tipi di famiglie nel mondo: chi nasce naturalmente, chi è adottato, chi viene da un’altra cultura, chi ha tanti fratelli, chi è figlio unico, chi ha i genitori separati e chi vive con i nonni.
“Papà bis”, storia di un bambino che impara a convivere con il nuovo compagno della madre.
“Se io fossi te” un papà e la sua bambina immaginano cosa farebbero l’una nei panni dell’altro.
“Salverò la principessa”, la storia di un gioco immaginario tra due amiche che fingono di essere rispettivamente una principessa in pericolo e un cavaliere dal pennacchio rosa che la salva.
“Buongiorno postino” dove uno strano postino porta scatole con i cuccioli in giro per il mondo ma a volte si sbaglia e consegna il cucciolo “sbagliato” a genitori che comunque decidono di accettarlo e crescerlo.
“il pianeta stravagante” un gruppo di marziani studia gli abitanti della terra cercando di scoprire le differenze sociali fra maschi e femmine ma poi concludono che in realtà queste differenze non ci sono.
“Sono io il più bello” un lupo tronfio di sé, che si pavoneggia agli occhi di chi incontra, da Cappuccetto Rosso a Biancaneve, e che però paga caro il prezzo della vanità.
«Guizzino», la storia dell’unico pesciolino nero in mezzo ad un branco di pesci rossi.
«Io e te», un coniglio che vorrebbe assomigliare ad un porcellino e viceversa. Ma mentre si sforzano di assomigliarsi scoprono di piacersi proprio così come sono.
I due testi che introducono il tema delle famiglie omosessualil sono “Piccolo uovo” e “Jean a deux maman”. Il primo racconta la storia di un ovetto che non si decide a nascere perché è un po’ perplesso sul suo futuro, non avendo una famiglia. Così fa un giretto preventivo e scopre che c’è la famiglia madre-padre-figli, c’è quella col cucciolo adottivo, quella del papà single ippopotamo, quella con due mamme gatte e quelle con due papà pinguini. Tutte sono felicissime e l’ovetto comprende che la sua è un’ansia ingiustificata: non importa la famiglia, importa l’amore.
Il secondo, parla di omogenitorialità, essendo Jean allevato da due mamme che si amano come mamma e papà.
Favole quindi al centro della polemica, fiabe illustrate con le loro morali, destinate a bambini dai 9 mesi ai 5 anni, affidate alla lettura di una maestra e comunque di un adulto. Storie che affiancano regine, fate ed elfi alla realtà contemporanea in cui i bambini devono imparare a convivere. Una realtà fatta anche di genitori separati e famiglie allargate.
Questi sono solo alcuni dei libri incriminati, ma se l’andazzo è questo, in nessuno di questi testi si parla, di sesso, fecondazione eterodossa, uteri in affitti, induzione all’omosessualità. Insomma nulla che potrebbe turbare un bambino. Forse possono solo turbare adulti maliziosi talmente scavati dai propri pregiudizi e pruderie da vedere mostri ovunque, persino dove non ci sono.

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Gli anni dei biglietti falsi dell’Atac

Belli i tempi in cui per tredici anni circolavano a Roma una montagna di biglietti Atac falsificati e rivenduti sottobanco da una rete di edicolanti compiacenti. Un illecito commerciale di biglietti falsi per 500 mila euro, utilizzati come fondi neri per finanziare le forze politiche ed Enrico Nicoletti, boss della banda della Magliana. Allora capitava che la macchinetta rifiutasse il tuo biglietto regolarmente comprato, andavi dal controllore e lui bofonchiando ci metteva sopra una firma e passavi. Tutti fatti documentati eh. Certo alla stampante c’erano tutti meno che Marino, perchè era troppo impegnato a cenare, si vede…
Chi stava alla stampante, tale Massimo Muraglia, dipendente della Expotel (la società distributrice dei biglietti Atac nelle macchine di erogazione automatica) ha patteggiato all’epoca dei fatti, una pena a 1 anno e otto mesi di reclusione, quindi molto probabilmente oggi è a piede libero. Questa maxi frode ha procurato all’Atac una perdita di 80 milioni di euro all’anno. Oltre ai 120 milioni di deficit annuale stimati da parte dell’azienda dal 2004 (giunta Veltroni) al marzo 2013. (La giunta Marino arrivò a giugno), con un picco di 300 milioni nel 2010 (giunta Alemanno). Un deficit aumentato a causa dell’incremento dei dirigenti che nel 2010 triplicarono per volere di Alemanno.

Non dimentichiamocene.

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L’irraggiungibile Visto per la Nigeria

Qualche anno fa mi sono occupata del booking di tutto il personale viaggiante di una società. Il Visto per la Nigeria l’avrò fatto un centinaio di volte. Sono sufficienti il passaporto, un formulario scaricabile direttamente online, 2 fototessera, operativo voli e la conferma prenotazione dell’hotel. Tempo di rilascio ordinario: 15/20 giorni. Urgente: 7/10 giorni. Su un centinaio di Visti consolari richiesti per la Nigeria, non mi e’ accaduto mai che la pratica venisse respinta. Mi e’ successo per altri paesi difficili come l’India, Iran o in piena guerra civile come il Sud Sudan, ma al secondo tentativo, non lo rifiutavano mai. Ora, Salvini dopo tanti proclami di voler andare in Nigeria per risolvere il fenomeno immigrazione, non riesce neppure ad imbarcarsi sull’aereo di Milano Malpensa. Capite? Ma perchè non sale su un barcone, poi un treno, poi un autobus e poi a piedi fino all’irraggiungibile Nigeria? Quelli veramente motivati lo fanno.

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La beffarda vita degli inventori

E’ morto annegato l’inventore delle secchiate d’acqua ghiacciata in testa. Il proprietario di Segway muore su un Segway. Muore per un attacco cardiaco, mentre faceva jogging, l’inventore del jogging. L’autore del brano “Pack up your troubles”, popolarissimo brano ottimistico americano, divenuto popolare per alzare il morale delle truppe, nella seconda guerra mondiale, muore suicida.
Sul serio.
Davvero.
Non è uno scherzo, controllate.
Questo si chiama contrappasso totale.
Non oso immaginare come potrà morire l’inventore di youporn.

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