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 Forse non tutti si ricordano di Pietro Maso, un ventenne veronese di famiglia benestante e cattolica che nel 1991 massacrò i genitori per avere la loro eredità. Reo confesso, Pietro Maso ha scontato 22 anni di carcere. Sarebbe dovuto uscire nel 2018 ma un ulteriore sconto di pena gli ha ridato la libertà nel 2013. E si sa, quando uno esce di galera, la prima persona a cui ti viene in mente di parlare di dolore, colpa e redenzione è Alfonso Signorini, nota guida spirituale del paese.Maso appare su Chi con foto che lo ritraggono profondamente cambiato nello spirito, un Maso spogliato dal foulard fantasia con cui a vent’anni si presentò a processo, e messo a nudo, anzi a petto nudo, fresco di solarium, tatuato, palestrato e col sopracciglio pinzettato.

Insomma, il percorso rieducativo carcerario lo fa entrare cummenda ed uscire tronista.

A distanza di pochi mesi dalla commovente intervista del settimanale Chi, Maso, intercettato telefonicamente, sembra intenzionato a “terminare il lavoro iniziato 25 anni fa”, minacciando di morte le sorelle, a cui stato rafforzato il sistema di protezione.

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