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La mia intervista allo street artist Tony Gallo

“Non inseguo una ricerca mentale, esiste un approccio istintivo e selvaggio dietro ogni mio lavoro. Parto da un caos e a metà dell’opera capisco quello che sto realizzando”  Tony Gallo

Poco dopo la sua collaborazione con lo street artist Kenny Random (per un mural che ha lasciato senza fiato la città di Padova) ho incontrato Tony Gallo.

Padovano, classe 1975, Gallo è diventato in pochi anni uno degli artisti più apprezzati della scena Street Art, per l’originalità e la freschezza delle sue opere.

Intimista, suggestivo, con una fortissima potenza emotiva, Tony Gallo ci ha aperto le porte del suo magico mondo.

di Francesca Caon
Guardare i tuoi quadri equivale a intraprendere un viaggio in mondi fantastici, fatto di creature umanizzate, esseri antropomorfi e situazioni surreali che stimolano l’immaginazione. Se potessi racchiudere in un termine da te coniato il tuo stile figurativo, quale sceglieresti?

Io la chiamo arte emozionale. Perchè lavoro con le emozioni e non con disegni preimpostati o bozzetti. Dietro il mio lavoro non c’è una ricerca mentale, razionale, anzi: ho un approccio istintivo e selvaggio. Parto dal caos e a metà dell’opera capisco quello che sto realizzando.

Una cosa che senz’altro colpisce del tuo talento è la sua estrema versatilità. Ti sei occupato, sempre con risultati sorprendenti, di musica e pittura. Quando si dice: “un’artista a tutto tondo”…

In effetti nasco musicista: ho suonato la chitarra per quasi 15 anni, prima di abbandonare definitivamente e diventare pittore.

Che valore dai al colore e come lo adoperi nelle tue produzioni? Che tecniche usi ?

La tecnica mista. Uso molto spray e acrilico, bombolette, pennello e rullini. Utilizzo il rullo per le campiture. Il risultato sulla tela è materico: quando dipingo un soggetto non uso delle linee definite, così da lasciare sfogo alle emozioni. Quando ho iniziato usavo moltissimo il giallo, colore che ora al contrario non uso più. In realtà da bambino ero daltonico, e vedevo solo il giallo. Se mi chiedevano “Di che colore è questo?”, qualsiasi colore fosse, rispondevo che era giallo.

Cosa desideri far scaturire dalle tue tele?

Nelle mie tele c’è tutto me stesso, ci sono le mie emozioni. Faccio l’amore con la mia tela. Mi lascio andare. Quando inizio a dipingere ci entro dentro. A volte cambio addirittura soggetto in corso d’opera, riuscendo a fare qualcos’altro rispetto a quello che volevo fare in bozza. È come cambiare posizione: giro e rigiro. Non sono un tradizionalista.

Quali sono le tue fonti di ispirazione, qual è il reale che poi trasformi in surreale?

Molti miei soggetti nascono dall’amore spropositato per i gatti. I miei due gatti, Taco e Tatì, sono la mia massima fonte d’ispirazione. Con il tempo i miei soggetti si sono vestiti anche di altri animali, come i volatili. Ora è il periodo dell’elefante. Penso che andrò avanti così, con lo stesso metodo. Non sono io che cerco loro. Sono loro che cercano me. Nei miei quadri nasce sempre tutto quanto da sè.

Ci sono degli artisti che ti piacciono particolarmente?

Modigliani, per restare nello storico. Come street artists direi Anthony Lister , Zed1 e Osgemeos, due fratelli brasiliani.

La musica influenza in qualche modo la tua produzione?

In genere preferisco il silenzio quando dipingo. Come nella musica, anche nell’arte cerco ispirazione in tutto quello che io poi non andrò mai a realizzare. Nel momento di massima creazione non guardo niente, così come quando suonavo non ascoltavo niente. Perche è normale che a livello psicologico si possa essere sviati, e io non voglio che l’atmosfera che rendo sulla tela possa essere influenzata in alcun modo da fattori esterni.

Sei padovano come Kenny Random, oggi uno dei più importanti street artist a livello internazionale. Siete riusciti ad emergere in una città dove non c’è esattamente una cultura underground, come a Berlino, Londra, Parigi. In che modo la tua città ha influenzato il tuo lavoro e quanto sei soddisfatto della sua sensibilità artistica e culturale?

A Padova ci si muove ancora in maniera illegale. Prima di fare qualcosa di significativo qui, mi sono mosso a Treviso, Vicenza, Imola, città dove le amministrazioni comunali danno degli spazi dove poter dipingere liberamente alla stregua di tantissimi altri paesi stranieri dove la street art è riconosciuta. E poi ci sono le associazioni che aiutano a dare valore alle nostre opere. A Padova ad esempio c’è la Jeos, nata per mantenere vivi il ricordo, il pensiero e le opere di Giacomo Ceccagno, in arte Jeos, un writer della vecchia scuola, scomparso precocemente. È una realtà che opera nel campo dei writers e della street art, ma tutto procede molto lentamente. Certo, potrei andarmene da qui, dall’Italia: spesso ci penso, perché probabilmente farei meno fatica ad impormi sulla scena artistica. Ma è qui che voglio realizzarmi. Nella mia città, nel mio paese.

Recentemente hai realizzato proprio insieme a Kenny Random, in un angolo di via Santa Lucia a Padova, un mural raffigurante i vostri avatar, l’uno di fronte all’altro. È una scena densa di delicatezza e poesia. L’uomo nero di Kenny Random, con il cappello a cilindro e il cappotto, tiene le mani in tasca e guarda l’amico di fronte a sé: l’uomo- papera di Tony Gallo, vestito di verde e rosso, con in mano una gabbietta e un uccellino nero. Come è nata questa collaborazione tra voi?

Era da un po’ di tempo che volevamo fare qualcosa insieme: volevamo unire il nostro sentimento verso questa città che amiamo. Così abbiamo realizzato un mural che fosse un dialogo aperto tra due diversi, partendo da un segno sul muro per arrivare al mondo.

Dove sogni di esporre i tuoi prossimi dipinti? Hai qualcosa già in cantiere per il nuovo anno?

Sì, farò una mostra a Spazio Tindaci a metà febbraio. Vi aspetto lì.

http://www.vocespettacolo.com/21669-2/

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One thought on “La mia intervista allo street artist Tony Gallo

  1. HAYTI Center, January 31, 2013

    Community Health Centers swell to bursting after private
    universities buy the general hospitals, start turning away
    anyone without insurance. Plenty die who would ordinarily
    be saved if the Hypocritic oath were as weighty as the
    almighty dollar. Making big bucks of the already-made-
    miserable in society is not reserved for lawyers or mortgage
    bankers, so let’s add hospital corporations, medicinal supplies,
    overpriced insurance, overpriced schools, nice controls and
    the real prospect of Medicaid/Medicare cuts that would make
    matters worse for who, guess who!? Let’s get this straight:
    first they build out for-profit jails and FEMA camps, then they
    bail out the thieves at the top, now they figure to balance one trillion
    dollars per year deficits on the backs of the same neighborhood
    that saw all its jobs disappear and filled the jails…and the way
    they will start is to finish medical support!? That and firing
    more teachers, allowing beidges to collapse, and, yeah, oh yeah,
    still hoisting research grants for next generation weaponry. Health
    care, oh HEALTH CARE you glorious symbol of all that is
    fascist about my dear USA. Lord, keep me healthy!

    Mi piace

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