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“Le mie prigioni” ai tempi di Corona e Schettino

Nel 1832, Silvio Pellico scrive “le mie prigioni”, un libro di memorie nel quale l’autore, arrestato per la sua adesione ai moti carbonari, racconta la sua prigionia.
Nel 1895 Oscar Wilde viene processato e condannato di sodomia a due anni di carcere e lavori forzati. Mentre sconta la pena nel carcere di Reading, Wilde scrive De Profundis, una lunga e sentita lettera al suo amato compagno Alfred Douglas.
Nel 1929 Antonio Gramsci scrive, nel carcere di Turi, “Quaderni del carcere” due anni e tre mesi dopo l’arresto.
Il 13 gennaio 2012, il Comandante Francesco Schettino, provoca il naufragio della nave da crociera Costa Concordia davanti all’Isola del Giglio, che causa la morte di 32 persone e 157 feriti. Viene condannato a 16 anni e un mese di carcere per naufragio colposo, omicidio plurimi colposo e lesioni plurime colpose. Giorni scontati in carcere, zero. Il 26 giugno, a Sorrento, viene accolto come una star, dal bagno di folla accorsa per lui all’anteprima nazionale del libro “Le verità sommerse”, il memoriale dell’ex Comandante.
Il 10 settembre 2015 esce nelle sale il docu-film “Metarmofosi” dopo essere già apparso, sei anni prima, nel film “Videocrazy- basta apparire”, (film presentato alla sessantaseiesima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia), nel quale Corona, appare frontalmente nudo in una scena e si reputa una sorta di Robin Hood moderno che “prende ai ricchi, ma per dare a se stesso”.
Corona ha estorto soldi a Trezeguet, Elkann, Coco e Adriano, ha aggredito un pubblico ufficiale, detenzione di banconote false, detenzione e ricettazione di una pistola, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, corruzione, truffa, diffamazione a mezzo stampa, appropriazione indebita, oltraggio a magistrato, falsa testimonianza e accumula qualcosa come 11 anni da scontare in carcere. Scappa in Portogallo su una fiat 500 con GPS integrato e, dopo 6 giorni di fuga, ormai braccato, si consegna.
Viene arrestato. Condannato a essere dimenticato dopo aver venduto l’anima pur di apparire. Questo è il suo contrappasso. Invece il colpo di scena, dopo due anni e mezzo di reclusione, Fabrizio Corona si dichiara dipendente dalla cocaina e sconta così la restante pena, nella comunità di Don Mazzi. Viene considerato un eroe nazionale.
La giustizia, il senso morale e civico in Italia non aiutano a far passare da stupidi coloro che hanno cercato di essere più furbi anzi, il più delle volte, il giudizio popolare tende ad assolverli, quasi come un rito espiatorio delle proprie colpe.

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