Recensioni

Non essere cattivo di Claudio Caligari

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Un storia umana straordinaria dietro alla riuscita di questo film, il cui regista, scomparso il maggio scorso, lascia incompiuto il lavoro di montaggio, portato a termine grazie a Mastandrea e altri produttori, tra cui Valsecchi per Taodue, che si sono spesi affinché il film venisse completato. Una lezione umana per chi vuole fare cinema e che forse ormai al cinema italiano manca. La forza della condivisione coniugata all’ostinazione superiore in un progetto. Attraverso l’amicizia, Calligari racconta un sottobosco criminale della Roma della metà degli anni novanta, cogliendo a cavallo tra il ’95 e ’96 una criminalità spiccia, fatta di eroina, pasticche e prostituzione.
E’ la storia di due personaggi, antieroi, senza padroni ma senza certezze, che vivono una sorta di evoluzione nel degrado del sottoproletariato suburbano, che vorrebbero cambiare tutto, ma senza fiducia nel cambiamento, che hanno l’amore, ma non hanno le braccia per stringerlo.

E’ un film che ci riporta intatta l’essenza più vera, profonda del neorealismo di Rossellini e De Sica. Uno sguardo asciutto, complice, che non scade mai nel compassionismo, su due esseri umani in lotta contro le asprezze della vita. I due protagonisti siamo tutti noi, tutti noi che ogni giorno, ognuno a suo modo, lottiamo contro le asprezze, a volte insopportabili, della vita.

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