Interviste

Intervista a Francesco Baccini

12030844_10153168050205687_1740139657_n“Sei un anarchico? Sì sono un anarchico, e come puoi non esserlo in un paese di 60 milioni di individualisti?“

Francesco Baccini, uno degli autori più originali e in qualche modo eccentrici del panorama italiano. E’ il poeta della ricerca, delle sensazioni forti, del contrasto, del dissenso. Basta sentirlo parlare, con quella cadenza genovese che non si cancella, basta ascoltarlo mentre ricorda gli anni in cui scansava le fatiche in porto come camallo, per capire quanto, alla fine, non sia possibile tagliare quel cordone ombelicale che lo lega a Genova. E alle sue canzoni.

Camallo per necessità?

Non proprio. Sono nato e cresciuto in una famiglia di portuali. Mio nonno e mio padre erano camalli. Sono rimasto orfano di padre a quindici anni. La pensione non bastava e bisognava mandare avanti la famiglia e quindi, mi sono dovuto rimboccare le maniche. Nel porto della mia città, Genova, ho lavorato per 8 anni. A 26 anni sono scappato di casa per andare a Milano e diventare quello che sono oggi, un cantautore.

Genova sembra essere l’epicentro storico della musica d’autore italiana. Cosa ti porti dietro di quel mondo?

Genova è un luogo intriso di musica. E’ una città chiusa, di poche parole, di strofe e poeti non di romanzi e scrittori. E’ una città di musicisti, di cantautori, artisti liberi che non parlano per interesse di un qualche potere economico o politico. I genovesi non sbattono i pugni, vedono la vita in maniera disincantata con un’ironia che diventa sarcasmo. Siamo molto critici, ma anche autocritici. Tutti, a Genova, devono dire la loro: abbiamo un grande senso di libertà, anche perchè già 500 anni fa eravamo una Repubblica. Andavamo a conquistare gli altri, non abbiamo mai subito dominazioni. E questa forma mentis ce l’hanno inculcata attraverso generazioni. Io aborro chiunque mi voglia inculcare qualcosa, a partire da mia madre.

E non rischi mai di diventare cinico?

Certo che rischi di diventare cinico. Ma perchè i grandi comici genovesi da Paolo Villaggio a Luca e Paolo, non sono cinici?

Da bambino cosa volevi diventare?

Da bambino volevo diventare una via. Mi dicevo, tra cent’anni diventerò una via. Potevo diventare solo un artista o un ladro. Ma non cercavo il successo, quello che ho avuto è stato anche troppo. Quando l’ho avuto, se potevo defilarmi era meglio. Quando dieci anni fa decisi di fare Music Farm, fu terribile, un trauma.

Che senso ha essere cantautore oggi?

Io sono un vintage. Sono nato in un periodo storico in cui la musica era importantissima. Non facevi un disco perchè eri carino, altrimenti Lucio Dalla e Franco Battiato non sarebbero diventati cantautori. Poi negli anni ‘80 è finito tutto, perché c’è stato un salto indietro clamoroso. Allora i Police sono stati spodestati dai Duran Duran e dagli Spandau Ballet, che se li ascolti oggi sembrano i Beatles, da quanto siamo arrivati in basso. Gli attuali punti di riferimento della mia generazione sono pre anni ‘80. La fortuna è che avevamo delle figure di riferimento talmente grosse che ti ci potevi aggrappare. Prima le case discografiche puntavano sull’artista, oggi invece si crea un prodotto.

Ma com’è la musica oggi?

La musica non è più protagonista. L’Italia è il paese nel quale, se faccio un’operazione di marketing martellante, posso essere considerato un grande, senza saper fare niente. Oppure vince l’immagine, l’icona.
Sai perchè ha successo la figura del rapper in Italia? Perché i cantanti italiani ormai sono o para-gay o donne. Il rapper rappresenta l’icona più eterosessuale, il supermacho pieno di tatuaggi. Alla ragazzina poca importa della musica, la ragazzina vuole sposarsi il cantante.

Cosa consigli a un giovane che vuole intraprendere questa strada?

E’ necessario differenziarsi, trovare una propria strada. L’originalità paga visto che oggi è molto difficile emergere.
Molti format televisivi musicali creano false aspettative e in molti non capiscono che senza un’identità ben definita non si va da nessuna parte. Gli artisti devono proporsi in quanto unici, non perchè cantano pezzi famosi. La musica non è un karaoke.

Come vedi la nuova generazione?

La mia generazione era quella che scappava di casa. Noi con i genitori eravamo in conflitto. Questo conflitto alimentava la voglia di fare, di darsi da fare, oggi non scappano di casa, restano con i genitori fino a 50 anni e i genitori li subiscono. E oggi invece di fare, va di moda indignarsi. Ora si ha paura di esprimersi, di dire qualcosa. Io sono un provocatore. A volte mi piace usare il sarcasmo per esprimermi e le persone, che sono diventate molto più polemiche di un tempo, si arrabbiano, si offendono e io mi diverto moltissimo. Se avessi scritto oggi “Le donne di Modena”, mi avrebbero accusato di maschilismo e sessismo anche se è un testo estremamente ironico, al limite del sarcasmo. Trovo che questa nuova generazione sia talmente dimessa che non ha nemmeno la forza di pensare che il mondo possa essere diverso. E’ stato bravo il potere che ha vinto in tutti i sensi. E con tutti i problemi che ci sarebbero da risolvere, riesce a mettere di fronte alla tv milioni di spettatori a vedere X- Factor e Amici.

Sei un anarchico?

Sì sono un anarchico, e come puoi non esserlo in un paese di 60 milioni di individualisti? Io appartengo alla sinistra proletaria degli anni settanta. Non mi riconosco nella sinistra post anni settanta che divenne borghese e radical chic. Mi rispecchio nellla sinistra di Pertini che ha combattuto la resistenza contro il fascismo. I politici di oggi non fanno gli interessi dei cittadini, fanno politica per sé, facendo lo spot della loro esistenza.

Hai intrapreso anche la carriera dell’attore? Come è nata la passione per la recitazione?

Sono un appassionato di cinema e penso che sia la forma più completa d’arte. Quando il regista Giuseppe Varlotta mi ha proposto di interpretare un partigiano nel film Zoé, non ho esitato, malgrado la sfida di girare con una sola telecamera da spalla. Il suo talento registico coadiuvato da un geniale Direttore della fotografia, che vive a New York da otto anni, ci ha permesso di portare a casa numerosi premi e riconoscimenti facendo il giro dei Festival Internazionali (Terra di Siena Film Festival, Milano Film Festival, Brasov Film Festival, Festival Internazionale San Pietro Infine- Storie nella Storia, Busseto Music Film Festival sono solo alcuni ndr).

Che tipo di spettatore sei? Cosa guardi in tv?

Guardo solo Sky. Sono appassionato di film e sono malato di calcio. Accendo e spengo il televisore, scegliendo cosa vedere e a che ora. Non guardo un varietà da quando avevo undici anni, a meno che non ci sia andato ospite io.

A quali canzoni eri legato da bambino?

Avevo un 45 giri dei Beatles che conteneva “Come together” nel lato A e “Something” nel lato B, canzoni a cui sono molto legato, oltre a Crocodile Rock di Elton John.

Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che vorresti dire a qualcuno e che non hai fatto in tempo a dire?

Avrei voluto salutare mia madre…Purtroppo sono arrivato tardi. Ma mentre era in coma le ho messo le cuffie con le mie canzoni che ascoltava sempre. Spero le abbia sentite in qualche modo…

http://www.vocespettacolo.com/intervista-a-francesco-baccini/

12033389_10153168050155687_1366182888_n     12032302_10153168050375687_1067204194_n

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...