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Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito

Le foto della gente morta in mare servono ad avvicinarsi alla realtà il più possibile, non ad una sensibilizzazione virtuale. Come quando per la prima volta abbiamo visto le foto dei deportati nei campi di concentramento, dei bambini mutilati dalla bomba atomica, dei ragazzi torturati a Genova, di quelli torturati dai militari americani in Iraq o da quelli israeliani a Gaza. Queste foto servono a realizzare che le persone annegate potrebbero essere i nostri nonni, madri, padri, fratelli, figli. Servono ad aborrire la guerra e la violenza in ogni sua forma. E a tendere la mano come vorremmo la tendessero verso i nostri figli. Servono a non dare per scontato il fatto di essere nati dove la guerra non c’è, dove gli Stati Uniti non bombardano le nostre case nè ridefiniscono la nostra cultura.

Dopo la pubblicazione della foto di Aylan Kurdi, il bimbo siriano di 3 anni, annegato nei giorni scorsi nel Mar Egeo, il premier britannico Cameron, ammorbidisce la sua linea inflessibile e annuncia che il Regno Unito aprirà le porte a più profughi. Difficile, d’altro canto, non reagire quando anche la stampa britannica di qualsiasi orientamento si schiera a favore di una maggiore presenza umanitaria.

La foto di Aylan ha fatto più di quanto non abbiano fatto qualsiasi grido, articolo e campagna di sensibilizzazione fino ad oggi.

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