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Ma non è che a voi i social diano alla testa?

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Nina Moric

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Nina Moric insulta un follower su instagram con un “crepa” e altri epiteti inenarrabili, salvo poi dichiarare che le avevano rubato l’account. Artefice del furto, un hacker accortissimo, con lo stesso registro stilistico e di sintassi della Moric, pure negli errori di ortografia ricorrenti della stessa.

Antonella Mosetti, criticata per un video sexy a casa di Daniele Pulcini, indagato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale e agli arresti domiciliari, risponde alle sue haters fallimentari con un rimbombante “siete solo delle racchie invidiose del mio culo”, non capendo che non solo è illegale organizzare delle feste quando si è agli arresti domiciliari, ma sia anche moralmente criticabile.
Non è da meno Elisa D’Ospina, che proprio non sopporta che qualcuno non la conosca e regala altissimi concetti di “cessa che non scopa” a Guia Soncini, scrittrice e giornalista, rea di aver risposto ad una utente twitter che chiedeva chi fosse la D’Ospina con un sonoro “non ne ho idea, mi par di capire che è una che ha fatto dell’ essere grassa una carriera, beata lei”.
Poco tempo dopo la D’Ospina non contenta, dà anche del “giornalaio” a Nino Materi della testata il Giornale, che conclude il suo articolo sulle curvy con un “Ma chi è Elisa D’ospina?, indignatissima perchè Materi non l’avrebbe googolata, senza sfiorarle minimamente i pensiero che quella domanda fosse del tutto intenzionale e provocatoria.
Credo che, sia da un punto di vista umano che giornalistico, e’ doveroso schierarsi dalla parte debole della vicenda, quella più fragile, quella dei personaggi famosi naturalmente.
Perché non è facile essere personaggi famosi ma non essere all’apice del successo e non lavorare.
E non è facile essere donne in un mondo maschilista, in cui le donne sembrano essere diventate più maschiliste degli uomini stessi.
I social networks sembrano essere diventati un potente amplificatore per gli Erostrati del ventunesimo secolo (complesso di Erostrato, il disperato bisogno di notorietà e di esser al centro dell’attenzione), tuttavia si rischia di cadere in una trappola tanto odiosa quanto pericolosa: credere che la vastità del loro seguito (i “follower”) avalli qualsiasi opinione che essi esprimano. E, poiché molti dei suddetti “follower” la pensano allo stesso modo, si entra in una errata spirale di compiacimento. Perciò se qualcuno si permette di contraddirle o ancora peggio di non conoscerle, le social star diventano protagoniste di sgradevoli episodi di bagarre in un coacervo di epiteti inutili, in cui una zittisce l’altra con l’argomento “mafiosetto”, che quest’ultima ha meno “follower” oppure al contrario, qualora ne avesse di più, li ha sicuramente comprati.
Signore, noi vi capiamo, la vita è molto difficile, ma il vostro uso smodato di social networks se continuate così, vi condurrà al TSO.

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